venerdì 4 novembre 2011

Disastri in Liguria: natura matrigna?

Un violento nubifragio si è abbattuto oggi su Genova, proprio mentre la Liguria sta "raccogliendo i pezzi" e rispondendo all'emergenza dei disastri dei giorni scorsi: fiumi di fango si sono riversati sulle Cinque Terre - il centro di Monterosso è stato coperto da tre metri di fango e il porto di Vernazza è stato completamente interrato- e immani disastri si sono registrati anche in Val di Magra e Val di Tara, purtroppo con morti e dispersi. Come dice nel suo diario il Presidente della Regione Burlando (www.regione.liguria.it/diario-del-presidente), ora non c'è spazio per i ragionamenti. Ma poiché anche noi amiamo e conosciamo la Liguria (per tutti gli articoli scritti sulla regione vedi www.itinerarieluoghi.it) vorremmo cogliere uno spunto di Burlando per fare alcune considerazioni. Il tema, dice il Presidente, è quello "dell’abbandono del suolo: non ci sono più gli uomini, nei boschi e sulle colline, che lo tengono in sicurezza come è stato fatto per secoli". E quando ci sono, aggiungeremmo noi con un pizzico di ironia amara, forse non hanno proprio comportamenti ineccepibili, visto che il Parco delle Cinque Terre, è stato nel settembre 2010 "commissariato", dal Ministro Prestigiacomo a seguito di una sospetta gestione poco chiara dei fondi europei. Ma si tratta di vicende non ancora chiarite dalla giustizia e non vorremmo giungere a conclusioni affrettate e superficiali. Fuor di ironia, allora limitiamoci alle riflessioni sul territorio. Noi stessi nei nostri articoli abbiamo sempre decantato il paesaggio forgiato dal lavoro silenzioso e costante dell'uomo, i bei terrazzamenti, le architetture rurali, i muretti a secco, le scalinate che portano al mare. Oggi però non possiamo fare a meno di constatare che i pendii terrazzati e privi di copertura vegetale boschiva sono quelli che hanno offerto meno protezione nei confronti delle onde di piena. Le frane invece non hanno causato danni nelle zone coperte di boschi naturali. E quel mondo antico, di cui si decanta la saggezza e la cura del territorio, ci ha lasciato in eredità anche borghi costruiti sul letto di torrenti, come Vernazza. Non è quindi, ci viene il sospetto, l' abbandono del suolo e dei boschi da parte dell'uomo la causa del dissesto idrogeologico. Insomma, non ci staremo un po' montando la testa? Senza la cura dell'uomo la natura si sente trascurata e fa i capricci? Secondo Burlando in Liguria non si può parlare di cementificazione selvaggia. Ma in 15 anni dal 90 al 2005 il territorio libero dalle costruzioni in questa regione è passato da 249.000 ettari a 135.000, quasi un dimezzamento. Forse, per parafrasare Burlando, non è che non ci siano più gli uomini a tenere in sicurezza i terreni, ma non ci sono più i terreni, che per secoli hanno tenuto in sicurezza uomini e colline. Il bosco muore senza il lavoro dell'uomo? No, l'uomo muore senza il lavoro del bosco.

1 commento:

  1. Forse bisognerebbe pensare meglio a quello che si sta facendo, capire quale futuro si sta "costruendo". E intanto il calendario non dimentica: l'anno scorso era toccato al Veneto http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/10/30/news/lo-speciale-alluvione-in-veneto-un-anno-dopo-1.1632606

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